Se fa male non è amore

Se fa male non è amore

Di Montse Barderi

Traduzione di Claudia Marseguerra per Edizioni Feltrinelli
Recital con Aurora Simeone
Per gentile concessione di Montse Barderi a BAM Teatro
Prodotto da BAM Teatro – Teatro del Sale

 

Un viaggio nelle relazioni sentimentali problematiche da non confondere con i maltrattamenti.
Non esistono ricette sicure per trovare il vero amore: amare ed essere amati, come pure amare senza essere ricambiati, dipendono in buona misura dalla sorte. E tuttavia non è consigliato di restare passivi quando ciò che la sorte ci porta in dono, non ci rende felici.
È necessario guardare in faccia e indagare il sentimento che ci ha reso immuni al senso di realtà.
In un percorso che mescola continuamente filosofia e psicologia, storia, aneddoti letterari e il racconto di tante derive amorose, passando per l’ampia casistica degli amori tossici e dei “parassiti emotivi”, si arriva a capire cosa ci spinge a perpetuare rapporti nocivi.
L’intuizione dell’autrice è aiutare a migliorare l’interazione con se stessi per costruire legami di coppia sani e duraturi, abbandonando gli amori cattivi, se necessario, per permettere di iniziare una nuova vita e crescere come individui.
Un’educazione sentimentale aggiornata al tempo presente con dei suggerimenti per apprendere l’arte del vivere bene.

Categorie: Portfolio

Il corpo perfetto

Foto di Roberta Krasnig

 

Il corpo perfetto

di e con Lavinia Savignoni

Bam Teatro/La Loba Production

 

 

Il corpo perfetto è l’imperativo categorico della società contemporanea. E’ pure il titolo del monologo scritto, diretto e interpretato da Lavinia Savignoni. Il testo si concentra sulla ossessione del corpo e su tutto quello che -direttamente o indirettamente- gira intorno al pensiero della sua perfezione, fino al paradosso delle sue distorsioni: mangiare sano, essere in salute, scattanti, magari vegani o seguaci di regimi alimentari severissimi e alla moda, perfettamente funzionanti e “belli”, soprattutto belli da vedersi e potersi fotografare e postare sui social, perché l’ultima certificazione al nostro valore, passa ormai inevitabilmente dal gradimento del mondo della rete.

Così la nostra protagonista, una donna di quarant’anni mite e di bell’aspetto è intenta a provare in casa sua la scaletta del programma “Il Corpo Perfetto” che andrà in onda in diretta tv l’indomani e che illustra anche l’onomino metodo da lei brevettato per vivere in salute.

La prova di memoria si trasforma ben presto in un flusso di coscienza che spazia su come siamo fatti e su come possiamo raggiungere la perfetta funzionalità del corpo.

Alcuni ricordi di bambina irrompono all’improvviso prepotenti, svelando il precario equilibrio emotivo della donna e mostrando suoi lati fino ad allora erano repressi, ribaltando l’immagine di persona risolta che invece tenta con ogni forza di promuovere.

Il suo racconto, a tratti grottesco, altre volte drammatico, assai spesso comico, rivela le irrequietezze e gli aspetti “disturbati” che spesso si celano dietro la filosofia del wellness e che tradiscono le fragilità più profonde del nostro mondo contemporaneo.

Uno spettacolo sul conflitto aperto e tutt’altro che risolto, tra il bisogno di un corpo perfettamente funzionante, i modi per ottenerlo, e il tentativo di non perdere la nostra profondità e lucidità pur essendo subissati da messaggi di un universo inquinato e artificiale, non solo per i prodotti che consumiamo abitualmente. La corsa alla ricerca dell’elisir di eterna giovinezza si scontra con l’incedere inesorabile della vecchiaia che ci riguarda indistintamente tutti, indipendentemente dagli sforzi fatti per contrastarla e ritardarne l’avvento.

Categorie: Produzioni

La luna e i falò – Note di regia

La luna e i falò raccoglie lo smarrimento misto a malessere comune all’uomo contemporaneo. È un romanzo denso, una materia poderosa raccolta in 32 capitoli che ne fanno un’opera di grande valore, non sono letterario.
Ambientato a ridosso della Liberazione, nelle Langhe sventrate dalla guerra appena alle spalle e dalla miseria di un territorio che prova a rimettersi sulle sue gambe, racconta del ritorno a casa di Anguilla, emigrato in America dove è riuscito a fare fortuna. Il suo è un viaggio a ritroso, tra i luoghi e le tracce dell’infanzia, che prova a riannodare tra memorie sbiadite ed emozioni perse, nel tentativo di riappropriarsi di una identità e sentirsi parte di una comunità originaria. Eppure, anche nella placida campagna, dove tutto sembra conservarsi e a cui il tempo sembra risparmiare intatta la bellezza delle colline e dei noccioli, come pure l’abitudine ancestrale dei faló, tutto è cambiato irrimediabilmente.
C’è tanto del nostro essere giovani uomini in questo adattamento per il teatro che firmo insieme ad Andrea Bosca: l’inquietudine, l’essersi allontanati dai luoghi di origine, il modo difficile di sentirci a casa da qualche parte.
Ho ritenuto opportuno raccontare il qui e ora della voce narrante, trasformando il palcoscenico nella piazza del paese su cui Anguilla- che “nessuno conosce e nessuno più riconosce”- fa il suo arrivo. Il pubblico diviene l’interlocutore curioso a cui restituire la memoria del proprio vissuto e quella di quei luoghi nei tempi della sua assenza. Emerge lo strato profondo che un autore immensamente grande come Cesare Pavese ha voluto rappresentare: il senso della vita, l’andarsene, il tornare, l’essere straniero, il bisogno di una identità radicata che si rifletta nelle persone, nei luoghi, che ci hanno visto diventare uomini.

Paolo Briguglia

Categorie: Press

La luna e i falò – FOTO DOWNLOAD

Foto Franco Rabino

Foto Franco Rabino

Foto Franco Rabino

Foto Franco Rabino

Foto Giovanni Canitano

Categorie: Press

#RIPENESSisALL

#RIPENESSisALL
Appunti per una luna e i falò

Con: Andrea Bosca

Presentazione del secondo studio sul progetto legato alla scrittura di Cesare Pavese e in particolare al suo celebre romanzo, La luna e i falò. A 70 anni dalla sua pubblicazione e dal suicidio del suo autore, presentiamo in teatro una riscrittura originale curata dallo stesso Bosca e da Paolo Briguglia, che firma anche la regia dello spettacolo La luna e i falò .

Produzione BAM teatro
Nuova produzione stagione 2019/20

Foto di Luca Brunetti

FOTO DOWNLOAD

Categorie: Portfolio

La camera a gas

La camera a gas
di e con Leonardo Palmisano

Allestimento e regia di Antonio Petris
Produzione BAM teatro

Testo inedito mai rappresentato

Disponibilità ottobre 2019/maggio 2020

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”

(Paolo Borsellino)

Il racconto della apologia mafiosa è fermo alle stragi del Novantadue, (come purtroppo i processi e i riesami) eppure tante, troppe cose sono cambiate.

Il familismo delle cosche, per esempio, ha lasciato il posto ai settori di interesse, lo stragismo spettacolare che i Corleonesi ci hanno presentato come autografo della loro forza e onnipotenza, ha lasciato il campo ad un fenomeno più silenzioso, che irraggia e nutre in multiformi declinazioni, il linguaggio dei boss (che non è più quello di Provinzano dei pizzini) cambia insieme alle tecnologie, il grande morto ( Riina) che lascia un vuoto processuale -prima ancora che di potere- finisce con l’essere un modello di vertice che la mafia non guarda più. E a cascata, il racconto della massomafia, degli editori collusi, della sempre eterna strategia del fango a fermare dissidenti e nemici, di un Mondo nuovo che arriva e importa nuove connivenze e codici (ovvero l’apporto delle mafie straniere).

Si parla assai spesso di mafie liquide, sottintendendo la difficoltà a definirle nella forma e nella struttura organizzativa, come fu per la “onorata società” delle confessioni di Buscetta. Invece siamo ad un terzo tempo, che ricorda il più pericoloso tra gli stati della materia: lo stato gassoso.

È la mafia più forte e giovane: è la Ndrangheta. Per la precisione, la più brava, intelligente e la più ricca.

È una mafia che non si vede, impalpabile, non geolocalizzata: una mafia che non si fa toccare. Una mafia timida in apparenza, che ha sbaragliato le altre mafie “nostrane” in meno di trent’anni. Si è fatta ispirare dalla globalizzazione per ripulirsi dagli schizzi di sangue e si è insediata dappertutto, invertendo la geografia del comando. Che adesso parte dal Nord. È così intraprendente che da quando vi fu la crisi del 2008 (col crollo della finanza mondiale e il fallimento di società come Lehman&Brothers), ha praticamente sostituito le banche. E ora, semmai la cosa fosse poco chiara, si sta sostituendo alla nostra società legale. Infatti, non si limita ad amministrare patrimoni milionari, ma procede nella loro legalizzazione. È questo il passaggio più delicato, perché assottiglia il divario tra società legale e ndrangheta, rendendo più difficile (anche per gli inquirenti) distinguere ciò che è mafia da ciò che non lo è. È cambiato tutto davvero, mentre ci lasciavamo avvincere dalle serie TV ambientate a Palermo.

Categorie: Produzioni

L'istruttoria

L’Istruttoria

L’istruttoria

Di Claudio Fava

 

Con: Claudio Gioè e Donatella Finocchiaro

Musiche composte ed eseguite dal vivo dai Dounia

Giovanni Arena-Contrabbasso

Vincenzo Gangi-Chitarra

Riccardo Gerbino- Percussioni

Faisal Taher- Voce

Scene Mariella Bellantone

Costumi Metella Raboni

Luci Maurizio Arena

Regia di Ninni Bruschetta

Produzione Nutrimenti Terrestri in collaborazione con BAM teatro

 

Ogni processo è un palcoscenico irripetibile.

Un luogo che incrocia destini, parole, follie.

Che ricostruisce la storia dei fatti e quella dei pensieri che li precedettero.

Che mescola menzogna e verità.

In questo senso, il processo in morte di Giuseppe Fava (assassinato dalla mafia davanti all’ingresso del Teatro Stabile di Catania il 5 gennaio 1984) è già teatro: per la storia civile che rivela, per l’umanità malata di certi suoi personaggi, i testimoni imbelli, i mafiosi arroganti, gli investigatori ignavi.

Ma anche per coloro che non si piegarono, che conservarono intatta la memoria delle cose accadute e del loro perché.

Ecco: la rimozione e la ribellione.

Era questo che andava raccontato, ben oltre la minuzia dei verbali delle udienze.

(duecentotrentaquattro per la precisione, duecentosettanta i testi ascoltati, seimila pagine di verbali…)

Ed è ciò che ha fatto Claudio Fava.

In un testo che si fa archetipo del teatro verità, pur conservando estrema fedeltà a ciò che in quel dibattimento fu detto, l’autore ha voluto si ricostruiscono non solo il processo, ma il suo tempo, le voci e i silenzi che lo percorsero, le ragioni di un delitto e quelle, perfino più gravi, dell’oblio.

Oggi di quel processo resta in apparenza solo una sentenza di condanna.

Eppure dietro i riti della giustizia, c’è sempre altro.

Come la celebre Istruttoria di Peter Weiss non è solo il canto d’orrore e di dolore per l’inferno dei lager nazisti, anche questa istruttoria racconta la morte di un giornalista per narrare tutta la ferocia della mafia, l’oltraggio irrisolto della sua violenza, la viltà dei complici.

E soprattutto la rabbia dei sopravvissuti.

PRESS LIST

Categorie: Portfolio

L’oscura immensità della morte

 

L’oscura immensità della morte

di Massimo Carlotto

nella riduzione a firma dell’autore

 

Con Claudio Gioè

Produzione BAM TEATRO

in collaborazione con B22 Festival Settembre al Borgo – Caserta XL edizione

 

 

Nel corso di una rapina, un malvivente prende in ostaggio una donna e il figlio di otto anni e li uccide.

L’uomo viene condannato all’ergastolo. Ma per Silvano Contin, al quale hanno ammazzato moglie e figlio, la sentenza non basta. Quel giorno ha perso tutto e si ritrova prigioniero della solitudine e della memoria. Quindici anni dopo l’omicida, colpito da un tumore inguaribile, chiede la grazia e quindi necessariamente il perdono di Contin.

La risposta di quest’uomo, devastato dal dolore e avvolto dall’oscura immensità della morte, è il cuore di questo romanzo. Due tragedie si fondono, alimentate dalla incapacità dello Stato a dare risposte certe alle vittime e ai cittadini detenuti rinchiusi in affollati istituti di pena ( dalla Prefazione al romanzo, edizioni e/o)

 

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Ci sono prigioni fatte di sbarre, di controlli, di attese, anche quando sulla tua scheda c’e’ scritto: “Fine pena: mai”.

Sono le prigioni del mondo “di fuori”, carceri che nel nostro paese presentano scenari devastanti, dove il suicidio troppo spesso appare l’unica consolazione.

Poi ci sono le prigioni del mondo “di dentro”, dove i ricordi sono catene, dove il dolore e’ il tuo unico compagno di cella.

Questo testo indaga su due realtà contrapposte, che sembrano procedere parallelamente e senza incontrarsi mai.

Sulla prigione dei colpevoli e quella delle vittime.

Ma sono davvero così distanti? La vita scandita in modo maniacale del carcere è così dissimile dalle maglie strette della socialità imposta all’individuo “libero”?

Il concetto di carnefice e vittima, qui emerge in tutta la sua labilita’, in tutta la sua ambiguità.

Sono le aberrazioni di una società che pretende di rieducare chi commette un delitto nella totale assenza di un programma riabilitativo e culturale, ma che dimentica al tempo stesso le vittime, dirette e indirette, dei crimini.

Abbandonati a se stessi e con le sole proprie capacità i ‘sopravvissuti’ rivivono ogni giorno il loro inferno: per loro, piu’ che per i criminali, davvero la “fine pena” non arriva mai.

Ma una società che non si pone queste problematiche quanto può dirsi civile, al di là di ogni ipocrisia e opportunismo politico?

La contrapposizione tra il sentimento di giustizia e il bisogno di giustizia sono anch’esse alla base di questo testo che prova ad affondare la mente e lo stomaco nei labirinti delle carceri, sia quelli imposti per legge che quelli inventati da noi per sopravvivere.

Claudio Gioè

Categorie: Portfolio

In ottemperanza alle disposizioni del DPCM emanato il 25 ottobre 2020 contenente le misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19, siamo nuovamente costretti a sospendere fino al 24 novembre 2020 tutti gli spettacoli teatrali in tournée, nonché gli eventi aperti al pubblico: esiti, laboratori e attività parallele.
Il provvedimento lede un settore ed una fetta di economia nazionale importante, evidentemente sottostimata nella movimentazione e nei numeri che da sola produce.
Continuiamo ad essere percepiti come “svago” e non valore. ( per fermarci alle considerazioni economiche)
Ripartire sarà sempre più complicato soprattutto per realtà come la nostra che non godono del contributo FUS, nè di tutti i ristori e le agevolazioni che il Ministero dei beni culturali ha garantito ai teatri pubblici.
Confidiamo che la sospensione temporanea consideri e contempli i recuperi delle attività nei prossimi mesi,non vanificando il durissimo lavoro che abbiamo svolto a partire nuovamente da giugno.
Ci fermiamo, con grande tristezza e con un senso di profonda incertezza che viene dal non confronto scelto dalla politica rispetto a soluzioni condivise con gli operatori del settore.
Speriamo di ritrovarci presto, nel solo luogo dove sappiamo pensarci insieme: a teatro.

In ottemperanza alle disposizioni del DPCM emanato il 25 ottobre 2020 contenente le misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19, siamo nuovamente costretti a sospendere fino al 24 novembre 2020 tutti gli spettacoli teatrali in tournée, nonché gli eventi aperti al pubblico: esiti, laboratori e attività parallele.
Il provvedimento lede un settore ed una fetta di economia nazionale importante, evidentemente sottostimata nella movimentazione e nei numeri che da sola produce.
Continuiamo ad essere percepiti come “svago” e non valore. ( per fermarci alle considerazioni economiche)
Ripartire sarà sempre più complicato soprattutto per realtà come la nostra che non godono del contributo FUS, nè di tutti i ristori e le agevolazioni che il Ministero dei beni culturali ha garantito ai teatri pubblici.
Confidiamo che la sospensione temporanea consideri e contempli i recuperi delle attività nei prossimi mesi,non vanificando il durissimo lavoro che abbiamo svolto a partire nuovamente da giugno.
Ci fermiamo, con grande tristezza e con un senso di profonda incertezza che viene dal non confronto scelto dalla politica rispetto a soluzioni condivise con gli operatori del settore.
Speriamo di ritrovarci presto, nel solo luogo dove sappiamo pensarci insieme: a teatro.