Proprietà e atto

Proprietà e atto
di Will Eno
Traduzione di Chiara Maria Baire
Supervisione di Elena Battista

Con Francesco Mandelli
Regia di Leonardo Lidi
Luci Stefano Valentini
Foto di scena Luca del Pia
Illustrazione originale di Pietro Nicolaucich
Produzione BAM Teatro/La Corte Ospitale

 

 

United States premiere originally produced by Signature Theatre, New York City
James Houghton, Founding Artistic Director
Erika Mallin, Executive Director
In association with Gare St Lazare Players
May 20, 2012
TITLE AND DEED is produced by special arrangement with United Talent Agency

 

“Title and Deed è un monologo interpretato da un uomo che viene da una qualche parte imprecisata e che è arrivato qui.
Nei suoi esilaranti e strazianti tentativi di comprendere se stesso e il mondo che gli è rimasto, e di comprendere noi e il mondo in cui è arrivato, getta una luce decisamente necessaria sulla nostra intera esperienza collettiva.
Il tempo di esecuzione, se il suo protagonista non muore o pensa ad altro, è di circa un’ora”.

Will Eno

 

 

“Nella mia vita ho stupidamente e realmente lottato contro il semplice concetto di identità.

Mi sento più libero nella scrittura di un monologo.

Potrebbe essere dovuto al fatto che mi interessa la distruzione e la ricostruzione della propria coscienza, piuttosto che lo scontro di diverse coscienze, come avviene in uno spettacolo con più personaggi.”

Will Eno

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MANIFESTO E LOCANDINA

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SCHEDA DI PRESENTAZIONE

PRESS LIST

Tournée

Nel mare ci sono i coccodrilli

Nel mare ci sono i coccodrilli
Storia vera di Enaiatollah Akbari
Di Fabio Geda
nella riduzione a firma dell’autore

Con Paolo Briguglia
Musiche originali di Fabio Zeppetella
Regia di Paolo Briguglia ed Edoardo Natoli
Spazio e costumi di Alessandra Traina
Produzione BAM teatro
in collaborazione con Palermo Teatro Festival

C’era (c’è sempre) una volta un bambino.
Ma se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che – anche se sei un bambino alto come una capra e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi – qualcuno reclami con prepotenza la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta, corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così un giorno all’improvviso lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo perbene e poi ti lascia solo. Da questo tragico atto d’amore, hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l’incredibile viaggio che lo porterà in Italia, passando per l’Iran, la Turchia e la Grecia. Un’odissea tragica che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l’ironia, né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso di bambino e il grande amore per la vita che porta dentro al cuore.
Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e provare ad avere la sua età.
E questa è la sua storia.
Dal best seller di Fabio Geda, pubblicato da Baldini&Castoldi, già tradotto in 31 paesi, uno dei più commoventi racconti sull’immigrazione e una grande lezione sulla speranza e l’umanità, che appaiono-mai come oggi- sentimenti rivoluzionari.

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Tournée

medeAssolo

medeAssolo

da Lucio Anneo Seneca

Di e con Valentina Banci
Traduzione e drammaturgia Paolo Magelli
Scene Lorenzo Banci
Musiche Arturo Annecchino
Produzione BAM Teatro

Debutto nazionale> PratoEstate – Prato, Teatro Fabbrichino – 11 luglio 2017
In tournèe stagione 2017-18

“il teatro non è tra noi per sostenere la realtà, ma per rendercela insopportabile”

Heiner Muller

“La cosa bella dei ruoli a teatro è trovare all’interno del personaggio una contraddizione, un buco dentro il quale sprofondare improvvisamente.” Rivivere un personaggio dopo averlo abitato a lungo. Riscriverlo tolto dall’impianto originario, quello classico della tragedia (per intenderci personaggi, coro), pensato per voce sola che consuma il racconto di una vita di sofferenza, tradimento e male di vivere. Come in un corpo a corpo, in cui alla fine i colpi si mischiano e fanno lo stesso rumore. Questa Medea, che nasce dalla traduzione di Seneca, si arricchisce in qualche modo della lezione e della modernità a cui la consacra Heiner Muller e degli innesti mitteleuropei nell’adattamento che ne fa Paolo Magelli, declinando la partitura per voce sola. Il tradimento e la guerra, la difficoltà a sentirsi parte di qualcosa, di una comunità, di una famiglia e l’orizzonte piatto ed inquietante, senza segni, che sembra spalancarsi inesorabile davanti agli occhi di Medea: sono questi stessi temi a ben pensare la traccia della inquietudine del nostro presente? Dunque, riproporre Medea, protagonista del Teatro fin dal 431 ac, come se non fossero bastate così tante epoche e tentativi a raccontarla, portarla oggi sulla scena ha più significato che mai. Medea è un personaggio che insegue e fa interrogare perché -pure in un vuoto ed una disperazione desolante- prova ad essere se stessa, a infrangersi contro la sua autenticità e a dispetto di tutto, a viversi, seppure nel dolore. Rilancia con la sua identità di “barbara della Colchide” il concetto di straniero e la sua inclusione, professa l’amore eppure raggiunge l’abisso del gesto amoroso. Percorre tutto Medea, cerca continuamente una strada, compensa a suo modo, come può, si lascia vivere sapendo in fondo che la lotta è essa stessa vita. Il perimetro familiare diventa platea delle guerre e delle esplosioni dei rapporti umani: chi non ci ha pensato mai, almeno una volta?

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Categorie: Portfolio, Produzioni