Locandina Novelle Orientali

Novelle orientali

Novelle orientali
di Marguerite Yourcenar
Traduzione Maria Luisa Spaziani
Edizioni Bur Contemporanea

Con Serra Yilmaz
Foto Daire
Visual Chiara Maria Baire
Produzione BAM Teatro

Una raccolta di storie preziose comparse per la prima volta nel 1938, mescolate a racconti e memorie di viaggi della scrittrice, grande amante dell’Oriente. È un Oriente largamente inteso, che va dai Balcani al Giappone, includendo perfino la Grecia e che si spinge fino all’India, ammantato di poesia e struggenti racconti, ora tragici, ora mitologici, ora ripresi da vecchie tradizioni sconosciute ai più, apologhi taoisti, miti indù che parlano di sentimenti umani e passioni nelle loro sfumature più varie e contraddittorie. La scrittura della Yourcenar, ricchissima ed elegante, regala un’aura da favola alle narrazioni proposte che brillano in una luce senza tempo e che ben si addicono ad una lettrice di eccezione, cosmopolita e appassionata come Serra Yilmaz. Percorreremo attraverso la sua interpretazione, un viaggio affascinante ed esotico in cui è il destino a prendersi gioco degli uomini e a guidare i loro passi.

Tournée

La camera a gas

La camera a gas
di e con Leonardo Palmisano

Allestimento e regia di Antonio Petris
Produzione BAM teatro

Testo inedito mai rappresentato

Disponibilità ottobre 2019/maggio 2020

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”

(Paolo Borsellino)

Il racconto della apologia mafiosa è fermo alle stragi del Novantadue, (come purtroppo i processi e i riesami) eppure tante, troppe cose sono cambiate.

Il familismo delle cosche, per esempio, ha lasciato il posto ai settori di interesse, lo stragismo spettacolare che i Corleonesi ci hanno presentato come autografo della loro forza e onnipotenza, ha lasciato il campo ad un fenomeno più silenzioso, che irraggia e nutre in multiformi declinazioni, il linguaggio dei boss (che non è più quello di Provinzano dei pizzini) cambia insieme alle tecnologie, il grande morto ( Riina) che lascia un vuoto processuale -prima ancora che di potere- finisce con l’essere un modello di vertice che la mafia non guarda più. E a cascata, il racconto della massomafia, degli editori collusi, della sempre eterna strategia del fango a fermare dissidenti e nemici, di un Mondo nuovo che arriva e importa nuove connivenze e codici (ovvero l’apporto delle mafie straniere).

Si parla assai spesso di mafie liquide, sottintendendo la difficoltà a definirle nella forma e nella struttura organizzativa, come fu per la “onorata società” delle confessioni di Buscetta. Invece siamo ad un terzo tempo, che ricorda il più pericoloso tra gli stati della materia: lo stato gassoso.

È la mafia più forte e giovane: è la Ndrangheta. Per la precisione, la più brava, intelligente e la più ricca.

È una mafia che non si vede, impalpabile, non geolocalizzata: una mafia che non si fa toccare. Una mafia timida in apparenza, che ha sbaragliato le altre mafie “nostrane” in meno di trent’anni. Si è fatta ispirare dalla globalizzazione per ripulirsi dagli schizzi di sangue e si è insediata dappertutto, invertendo la geografia del comando. Che adesso parte dal Nord. È così intraprendente che da quando vi fu la crisi del 2008 (col crollo della finanza mondiale e il fallimento di società come Lehman&Brothers), ha praticamente sostituito le banche. E ora, semmai la cosa fosse poco chiara, si sta sostituendo alla nostra società legale. Infatti, non si limita ad amministrare patrimoni milionari, ma procede nella loro legalizzazione. È questo il passaggio più delicato, perché assottiglia il divario tra società legale e ndrangheta, rendendo più difficile (anche per gli inquirenti) distinguere ciò che è mafia da ciò che non lo è. È cambiato tutto davvero, mentre ci lasciavamo avvincere dalle serie TV ambientate a Palermo.

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