Thom Pain – Roma C’è 22 settembre 2010

Roma C’è – 22 settembre 2010

Germano e Motus
Jet set e ricerca

Organizzata in due tranche, torna la “Via dei Festival” vetrina che accentra una scelta delle migliori proposte dei festival teatrali estivi. L’iniziativa è interessante: programmazione eterogenea, glocal e di qualità; con quell’alterità tipica delle proposte festivaliere rispetto alle convenzioni del teatro di sala. Con un certo appeal da tappeto rosso, a pieno titolo nel jet set del cinema internazionale, con tanto di esplicite stoccate all’establishment politico, apre in doppia battuta il talento schietto, versatile e disciplinato di Elio Germano. Ancora calda l’emozione per la Palma d’Oro all’ultimo festival di CAnnes e già il trentenne romano stigmatizzava il Ministro Bondi, prima di stupire nuovamente con l’inedito del drammaturgo americano Will Eno con il quale avrebbe debuttato al Mittelfest poco dopo.
Applauditissimo. “Thom Pain (basato sul niente)” è in scena il 23, diretto dallo stesso Germano che torna il giorno dopo tra le pagine del must di Céline “Viaggio al termine della notte”, sulle partiture elettroniche di Teho Teardo.
Proprio i ravennati Motus presentano qui la terza ed ultima tappa del complesso lavoro che li ha visti girare intorno all’icona di Antigone. (…)

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Thom Pain – Corriere della Sera Milano 20 agosto 2010

Corriere della Sera – Milano 20 agosto 2010

L’intervista – Il pluripremiato attore porta al Vittoriale il monologo “Thom Pain”
“Combatto l’ansia sul set, dà forza ai personaggi…”
Elio Germano: “Teatro, cinema, chissà cosa farò da grande”

Finale col botto per la stagione del Vittoriale Musikfestspele, che chiude la rassegna di teatro sperimentale “Ricercando”, domenica 22 alle 21.15 con Thom Pain (basato sul niente), testo di Will Eno, prodotto per l’Italia da BAM Teatro e Infinito, recitato da Elio Germano, protagonista assoluto, e regista. Bagno di folla nelle prime repliche, lo scorso luglio, ma la di là della curiosità di vedere in scena il trentenne romano, fresco della Palma d’Oro a Cannes come miglior interprete maschile per “la nostra vita” di Luchetti, perché è un’appuntamento da non perdere? Germano non ha dubbi:”allo spettatore propongo un testo moderno che ha una caratteristica tutta sua di diversità. Tutto avviene durante la recitazione, su quel palco e in quel momento. Non è il classico gioco di immaginazione teatrale, per cui io sono un altro, o si è in un’altra parte del mondo. È la distanza che c’è sempre fra uno spettatore e per esempio la tv, che viene messa in discussione”.

Quindi spettatori coinvolti da lei durante la recita?
“Cerco di scomporre questa distanza, e di ragionarci sopra, in un gioco di illusionismo, con minacce di coinvolgimento per la platea”.

Il suo personaggio rimanda al dolore degli esseri umani, pain significa dolore, lei come lo combatte nel privato?
“Bella domanda… probabilmente ho una sola risposta: Con il lavoro, perché il dolore diventa materia di trasformazione quando sto su un set o su un palco. Ho la fortuna di trasformare l’ansia in qualche altra cosa, che fa parte dei personaggi che interpreto. Io poi vivo assolutamente solo, in un certo senso di dolore me ne intendo”.

Continuerà a far teatro, o privilegerà il cinema?
“Ho cominciato con il teatro, e non l’ho abbandonato mai. Vorrei andare avanti, ma chissà. Da domani potrei fare il contadino perché sento che oggi ogni certezza si è scardinata. Insomma non so proprio che cosa farò da grande. Con Thom Pain ho trovato però la sicurezza. Era da tempo che cercavo un monologo, anche se nell’ambiente teatrale, poco remunerativo, non era facile piazzarlo. Cercavo qualcosa che mi desse l’adrenalina per continuare ogni sera a rappresentarlo, che non mi facesse addormentare”.

È il primo monologo che lei affronta?
“Sì, e ha un preciso senso in quest’epoca storica parlare di dolore”.

Parliamo invece di cinema. Che cosa ha di nuovo da farci vedere?
“L’anno scorso ho girato in Germania “La fine è il mio nuovo inizio” sulla vita di Tiziano Terzani. Io interpreto Folco, il figlio”.

Ha diviso il set con Bruno Ganz, come si è trovato?
“Essendo nella finzione suo figlio, ho sfruttato questo rapporto, quasi fosse fra un attore emergente e uno così affermato come Ganz”

Allora lei si considera ancora un emergente?
“No, ma rispetto a Ganz…”.

E ora, dopo Cannes, avrà mille proposte
“Sì, ma non si trovano i soldi. Per esempio c’è il progetto “E la chiamano estate”, di Péaolo Franchi, ma è sempre più difficile far cinema in Italia”.

Perché?
“Il cinema è nelle stesse condizioni di altri ambienti di lavoro qui da noi. Non è un momento storico che apre le porte a gente di qualità, e questo trova conferma anche nel mio mestiere”.

Nel suo caso però è andata diversamente?
“Ho avuto la fortuna di incontrare persone che non pensavano di piazzare qualcuno per convenienza, ma che hanno investito su chi, come me, sconosciuto, ha cominciato con piccoli ruoli, e poi è cresciuto”.

E dei suoi colleghi, giovani, da Scamarcio a Muccino, a Vaporidis a Nigro, che pensa?
“Con i colleghi siamo tutti amici, abbiamo un ottimo rapporto. Quando in un paese le cose non vanno troppo bene, c’è poco da dividersi”.

Giancarlo Grossini

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Thom Pain – La Nuova Provincia 30 luglio 2010

La Nuova Provincia – 30 luglio 2010

Visto. L’attore romano a Calamandrana per “Teatro e colline”
Tutta l’ambiguità di Thom Pain
Elio Germano e le sue illusioni della scena

Nei giorni del festivala anche l’energia e la precarietà di un taatro con pochi mezzi

Per il pubblico la serata comincia male con l’attesa che si protrae di mezz’ora rispetto al previsto orario di inizio. La folla accalcata
all’imbocco della via che conduce al cortile dello spettacolo sbuffa e si lamenta, qualcuno fischia come se fosse davanti ai cancelli di un concerto rock, qualcun altro vorrebbe entrare a tutti i costi tanto da chiedere alla maschera che non glielo consente se ha l’assicurazione sulla vita. Finalmente si entra: chi è arrivato prima vuole scegliere la posizione migliore ma il cortile è piccolo, i posti sono pochi, i biglietti venduti tanti. Molti rimarranno in piedi, altri si siederanno a terra quasi a ridosso del palco. I più fortunati, invece, riusciranno ad accaparrarsi il tanto sospirato posto, che però si rivela un posticino su una scomoda e minuta panchetta (forse più adatta ad ospitare gli alunni di una classe elementare). Domenica, a Calamandrana, le evidenti difficoltà organizzative si scontrano con la severità e l’impazienza di un pubblico più abituato forse ai confortevoli velluti di un teatro comunale, o alla puntualità di un film al cinema, che alla precarietà di un teatro senza mezzi, che si ingegna per riuscire a “spremere” da quel poco a disposizione tutto il di più possibile. Certo nei giorni del festival, e in molti altri luoghi della scena contemporanea, abbiamo visto attori cambiarsi ovunque, anche nei corridoi di un ristorante mentre gli avventori consumano i loro pasti serali, improvvisare soluzione ardite e fare a meno di molte comodità pur di esserci quasi a qualunque condizione e poco importa se queste condizioni diventano, ogni giorno, sempre meno dignitose. Riecheggiano allora le parole di un artista presente al festival, che, commentando la proposta dell’abolizione del sussidio di disoccupazione per attori, diceva “certo quei 1700 euro l’anno facevano comodo”. Ma ecco il protagonista, Elio Germano, o meglio Thom Pain, il suo alter ego. Con la testa rasata e la barba appena accennata, l’attore sembra più giovane rispetto ai suoi quasi trent’anni. In un completo scuro sobrio e scarpe lucide allacciate che fanno rumore sulle assi, misura il piccolo palco a grandi passi, guardando il pubblico con circospezione, forse con una certa iniziale freddezza. Comincia un dialogo serrato con lo spettatore, raccontandogli storie crudeli di bambini e animali, sogni di amore, malattia e morte, visioni incantate e orride. Poi, in un attimo, vira di colpo verso la realtà e dice “tornando alla nostra piccola performance sui temi della paura, della gioventù, dell’odio, sulla natura della messa in scena e viceversa”.
Thom Pain (basato sul niente) dell’americano Will Eno si rivela così anche uno spettacolo sul teatro, sulla natura della finzione scenica e sull’ambiguità dell’arte dell’attore, come lo stesso Thom ci lascia intuire quando ripete di essere un illusionista e di voler fare un gioco di prestigio. L’interprete premiato a Cannes con la Palma d’oro, forse ancora un po’ acerbo a teatro, dimostra di aver colto questo lato del testo con un’interpretazione in bilico tra immedesimazione e straniamento. Capace di molte belle cose, colpisce soprattutto quando colora  sfumature più che tinte accese, quando sottrae invece di aggiungere come nel momento in cui si siede ad aspettare, appoggiando un gomito allo schienale della sedia e coprendosi con entrambe le mani il viso. È immobile, di tre quarti, con le gambe accavallate e la testa reclina. S’intravedono solo gli occhi durante questa lunga pausa dominata dal silenzio di un tempo sospeso e da quello sguardo luminoso eppure ombreggiato da un velo di malinconia. Germano, fisicamente presente, sembra tuttavia lontano, assente, come se guardasse gli spettatori al di fuori del personaggio. Vengono alla mente allora le folgoranti parole di Cesare Garboli quando scriveva che “ciò che fa il carisma di un attore non è una overdose di talento; è il sospetto di una disappartenenza al teatro, la misteriosa capacità di trascendere il teatro proprio nel  momento in cui egli ne è il testimone assoluto”.

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Thom Pain – Giornale di Brescia 24 agosto 2010

Giornale di Brescia – 24 agosto 2010

Una grande prova d’attore
Molti applausi al Vittoriale per Thom Pain, che ha concluso la stagione estiva

Sono gli attori di teatro ad aver fatto grande il cinema italiano, veniva da pensare l’altra sera al Vittoriale, davanti agli applausi pieni di entusiasmo, che hanno salutato l’attesa performance di Elio Germano. Forte della Palma d’oro appena ricevuta a Cannes e del Nastro d’argento come miglior attore, il trentenne romano ha concluso davvero in bellezza il “Vittoriale Festival Estate 2010” e la rassegna “Ricercando” diretta da Marco Basile, in un auditorium, nella dimora del Vate di Gardone Riviera, gremito fino al possibile.: fuori dai cancelli, una sessantina le persone in lista d’attesa, solo alcune hanno potuto entrare all’ultimo istante, ad occupare la manciata di posti rimasti liberi in sala.
Germano per oltre un’ora ha incantato con un monologo di non facile lettura, il “Thom Pain” del drammaturgo anglo-americano contemporaneo Will Eno. Recitando con tutto l’attore regista in una scena praticamente vuota si è presentato prima alla luce di un accendino nervosamente acceso e spento, poi al buio completo, quindi illuminato da pochi fari. Personaggio senza nome e senza tempo, ha iniziato, in un discorso continuamente interrotto, a pronunciare parole significative accanto ad altre pretestuose tentando a tratti di raccontare storie sconnesse come lo sono i sogni.
La dichiarazione programmatica iniziale, ovvero quella di rappresentare “la decadenza totale della nostra anima culturale”, di essere il grande “Boh!” del nostro tempo, “la mente moderna”, viene mantenuta fino alla fine: il cervello del personaggio produce lacerti di comunicazione, e là dove sta per dire qualcosa di vero, la sofferenza è troppa, per cui salta subito ad un altro argomento, utilizzando spesso nel racconto il meccanismo dell’inversione. Storie inutilmente crudeli s’impastano nel vissuto del personaggio; la vita secondo il monologante si traduce in questo: paura e aggiustarsi al dolore secondo necessità, non è bellissimo?

Il testo così frammentato che a tratti ci si perde, come perso è il personaggio parlante. Unito alla sua metà perduta da un disturbo mentale, sociale, del sonno, è semplicemente uno che ce la sta mettendo tutta.
Le mani espressive di Germano raccontano il disagio, lui si avvicina al pubblico e lo incalza, con la dolce violenza di cui è portatore il suo personaggio, che dopo aver insultato il pubblico quasi si commuove. Al pubblico alla fine arrivano chiari due messaggi, anzi tre: quello che ha parlato loro per oltre un’ora è un uomo che soffre; quest’uomo rappresenta qualcosa di noi e del nostro tempo; Elio Germano è un attore straordinario, che chi ama il teatro può solo augurarsi di vedere sempre più spesso in scena.

Paola Carmignani

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Thom Pain – Il Manifesto 26 settembre 2010

Il Manifesto – 26 settembre 2010

Le Vie dei Festival – In scena con Eno e Celine
Elio Germano, passioni esistenziali di attore

Elio Germano è un attore coraggioso e intelligente. Non solo per la famosa frase detta a Cannes quando gli è stata attribuita la palma d’oro come miglior attore, quanto per le scelte che continua a compiere, non facili e anzi controcorrente. Come quella di ritornare a teatro dove aveva iniziato la sua carriere, dopo aver raggiunto fama e successo con il cinema. Così, in una sola estate, ha preparato ben due diverse serate teatrali presentate finora in ordine sparso, che hanno avuto la possibilità di essere viste in sequenza all’Auditorium grazie alla Vie dei Festival, la manifestazione che da anni porta nella capitale il meglio di quanto si è potuto vedere in estate nei luoghi più disparati.
Pochi avevano visto un suo lavoro piccolo e significativo, realizzato con Elena Vanni, dal titolo già molto eloquente: Verona Caput Fasci. Ora però la passione artistica civile si allarga a una sorta di globalità esistenziale. Il primo pezzo è un monologo, che Germano assume totalmente su di sé, sulla sua fisicità, il suo viso, i suoi gesti. Un monologo a ruota libera, scritto da un americano premio Pulitzer, Will Eno, e dal titolo Thom Pain (basato sul niente), dove il cognome significa dolore e rivela già una parte costitutiva del suo carattere. Ma quella creatura apparentemente scollata, con in continui racconti di episodi incoerenti, le citazioni e di traumi subiti, l’inaffondabile ottimismo e la tentazione di qualche sconclusionato gioco di prestigio, ci porta al dolore di una umanità profonda. Sulla sua vita si sono accanite furie di ogni tipo, ma lui riesce a scapolare ogni volta grazie proprio all’esorcismo della parola, e in questo caso del teatro. Acchiappa spettatori ignari dalla platea, irride alla sua stessa impotenza di entertainer. Fa ridere, ma molto amaro. E commuove ma sobrietà. È un bell’esercizio di attore, che con tanti minimi frammenti costruisce un mosaico unitario e misterioso. È uno che certo abbiamo avuto modo di conoscere, e che ogni volta eviteremmo di salutare. (…).

Gianfranco Capitta

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Thom Pain – Vivi Milano 11 gennaio 2012

Vivi Milano – 11 gennaio 2012

I dolori del giovane Elio
Germano protagonista di Thom Pain. Alle prese con sofferenze e paure

Sulla scena, al buio, si fa largo un uomo: parla, sfoglia il vocabolario che ha in mano, cerca di farsi luce con un accendino. L’uomo è Thom Pain, protagonista dell’omonimo monologo; l’attore è Elio Germano, nuovamente a Milano al Parenti. Un uomo solo che racconta e si racconta senza un apparente filo logico: dolore e paura sono il fil rouge di questo flusso di coscienza. Thom Pain si rivolge al pubblico, cerca di portarlo a sé. Racconta frammenti di vita, di infanzia lontana, di ex amori, mostra le fragilità e le cicatrici che nonostante il tempo tornano a dolere, la paura della paura che non permette di amare la vita con pienezza.
Germano, anche regista con Silvio Peroni, nel 2010 ha portato per la prima volta sulla scena italiana il testo di Will Eno, drammaturgo americano che mescola male di vivere e humour nero. Così lo definisce Edward Albee: “È uno dei più raffinati drammaturghi che abbia incontrato negli ultimi anni. Il suo lavoro è creativo, ordinato e allo stesso tempo caotico ed evocativo. Ha un orecchio splendido e una mente veloce”.
Tra l’autore e l’attore è un fiorilegio di premi. Eno con Thom Pain si è guadagnato nel 2005 il Fringe Award al festival di Edimburgo e un posto da finalista al Premio Pulitzer. Per Germano l’elenco è lungo: è uno dei volti più apprezzati del cinema italiano, oltre a essersi speso più volte per la causa del bistrattato mondo dello spettacolo. David di Donatello come miglior attore protagonista nel 2011, non ha perso l’occasione per ricordare gli invisibili dello spettacolo

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Thom Pain – La Cronaca di Piacenza

La Cronaca di Piacenza – 23 novembre 2010

Elio Germano diventa Thom Pain
Paure, memorie e giochi di prestigio

Pieno successo al Teatro Verdi di Fiorenzuola per l’intenso monologo del giovane attore

Nessuna scenografia sfarzosa, ma solo una sedia al centro del palco, un dizionario sulla sinistra e una bottiglia sulla destra. Nessuna illuminazione particolare, ma solo una luce che rischiara la scena dopo il buio iniziale. Nessun dialogo a più voci, ma un’unica voce per un monologo che mescola memorie e paure con giochi di prestigio.
La voce unica e brillante di Elio Germano che si è trasformato in Thom Pain, l’eroe del nulla nato dal genio del drammaturgo di Brooklyn Will Eno, e ha aperto al meglio, domenica sera, la stagione di prosa al Teatro Verdi, strappando gli applausi di un pubblico numeroso, con il quale ha cercato di entrare in sintonia.
Sin dai primi passi, maldestri, che muove sul palco, immerso nel buio, il Thom Pain che prende vita con Elio Germano (che ha curato anche la regia dello spettacolo) tenta di abbattere la quarta parete e di entrare in relazione coi suoi spettatori, ai quali confida i suoi ricordi, con la speranza che si fermino ad ascoltarlo e non lo lascino di nuovo solo. Pain ci prova, ma al contempo ne è terrorizzato. Ed è proprio con la lettura del significato, tutto personale e tratto dal suo dizionario, della parola “paura” che prende il via il suo viaggio tra le parole.
Indossa un grosso paio di occhiali dalla montatura nera e inizia a raccontare la storia di quel ragazzino sognatore vestito da Tex Willer, che scrive con un bastone in una pozzanghera e vede morire il suo cane a causa di una scossa elettrica. Ma improvvisamente Thom si interrompe, vuol fare una lotteria, parla con il pubblico, si muove, racconta barzellette, perché è anche un comico, non solo un poeta o un filosofo, sa strappare risate, anche se dimentica qualche pezzo.
Sembra tutto un gioco di finzioni e di improvvisazioni, di pensieri sconnessi, apparentemente fuori posto. Ma l’Elio-Thom lancia provocazioni con i suoi dubbi, costringe chi lo ascolta a porsi domande e a darsi risposte. “Quando è finita la vostra infanzia? – chiede – Cosa farebbe se le dicessero che le rimane un solo giorno di vita? E se le rimangono 40 anni?”.
Invita a riflettere sulla vita e sulla morte, a dare un senso alla propria esistenza e capire quello che conta davvero perché intanto il tempo fugge. Ma nel frattempo Pain continua i suoi racconti. La sua è una confessione accorata e presto si capirà che quel bambino che voleva diventare Tex Willer, che andrà via di casa per andare a raccattare immondizia e distribuire volantini è proprio lui. Lui, il Thom che si chiamava “Dolore” per cognome e si presentava come il Piccolo Principe. Lui, l’amante tormentato abbandonato da quella donna che ha tanto amato. Ha alle spalle tormenti e relazioni interrotte l’antieroe di Eno, ma crede ancora nella vita e nella varietà delle sue possibilità, nonostante l’indifferenza che può colpire ciascuno di noi, come il gioco di prestigio finale, quello della sparizione, lascian intuire.

Sorride Elio, e con lui Thom, perché non sente più nessuna distanza e differenza con il bel pubblico fiorenzuolano, perché non c’è niente di cui aver paura, è solo una parola senza definizione.
I come un saltimbanco dell’anima che mette una lente davanti al suo cuore, per dirla con un’espressione rubata a Palazzeschi. E forse c’è un po’ di Thom in ognuno di noi. Forse da lui dovremmo imparare a chiederci anche noi: “Non è meraviglioso essere vivi?”.

Manuela Iannotta

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Thom Pain – Corriere di Bologna 30 novembre 2010

Corriere di Bologna – 30 novembre 2010

Quella maledetta paura
Germano è Thom Pain

Maledetta/benedetta paura. Elio Germano, che sul palco non è più Elio Germano ma diventa solo Thom Pain (un nome, un destino di dolore), prima te la fa immaginare, te la fa “toccare” con i suoi deliri che sono i deliri di tutti in fin dei conti. Poi ti spinge a chiederti quanta ne hai accumulata nella vita di paura e quanto abbia cambiato la prospettiva di certi momenti e dato forma al proprio destino. Sale e scende dal palco Germano (che dello spettacolo è anche il regista): L’attimo prima cerca un colloqui con il pubblico, l’attimo dopo lo rifugge e lo spezza. Gesticola, urla, parla da solo, parla a tutti, ricorda, scava in un passato di dolore e di addii, sorvola su un presente che resta un’incognita: per quello Thom Pain diventano tutti gli spettatori alla fine. È perfetto Germano (l’altra sera in data unica all’Arena del Sole), perché si allontana da se stesso e aderisce con tutta la pelle al testo di Will Eno che ha il suo senso nel titolo: “Basato sul niente”. Solo che il niente alla fine diventa tutto, perché è la vita che mette in scena Germano, chiuso in un abito nero e nascosto dietro grandi occhiali da vista. Li mette sperando di vederci chiaro.

Daniela Corneo

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Thom Pain – Corriere della Sera 21 luglio 2010

Corriere della Sera – 21 luglio 2010

Il debutto – Al Mittelfest “Thom Pain” diretto e interpretato dall’attore premiato a Cannes
Germano in scena, un vero mattatore
Monolo impegnato e battute fulminanti: lunghissimi applausi

Cividale del Friuli – un camaleonte minimal. Elio Germano forma il suo fisico in scena, per piccoli segmenti plasmati dalle parole che dice. Non più 23enne in papillon che dedica il palmarès agli “italiani migliori dei loro governanti”; né in bombetta e naso rosso alla Festa del Cinema di Roma: qui in scena un po’ sdrucito, anonimo, dolcemente teppista. Promette giochi di prestigio, lotterie, barzellette come un intrattenitore tv o un politico, commenta dopo il monologo infarcito di comicità assurda con cui ha aperto ieri sera il Mittelfest, un “train de vie” serissimo dove i binari-pensieri si incrociano “per far passare umanità”.
“Che bello vedervi tutti”, è la prima battuta di questo Thom Pain, novità per l’Italia dell’americano finalista al Pulitzer Will Eno, in scena ieri nella chiesa di San Francesco. L’attore romano lo interpreta e dirige. E, dopo il pigia-pigia del pubblico che vuole vedere lui, premiato a Cannes, Germano conquista a uno a uno gli spettatori, passando nella navata. Alla fine lunghissimi applausi ed entusiasmo alle stelle. “Recitare è una cosa intima, tra sé e sé, quasi da ‘autistici'”, ha detto, ma anche “se il linguaggio del teatro ha ancora una funzione è nel contatto reale con le persone”. E nel monologo sembra fare un “salto” dentro se stesso e uno nella gente, nella vita: pezzi di storie – è un ex bambino, rivive un ex amore -, incontri che si interrompono, si confondono coinvolgendoci, noi spettatori per fantasia o per finta. Chi è il suo Thom Pain? “Uno che ce la mette tutta. Uno sensibile, in un corpo pieno di parole”. Un fallito nelle certezze intellettuali, sostituite da una visione annebbiata delle cose e briciole di etica.
Di lui come attore cinematografico – che in pochi anni ha bruciato le tappe, dai Vanzina a Scola, da Crialese a Placido, a Abel Ferrara, – ha detto Virzì “È straordinario, basta puntargli la macchina addosso e lasciarlo andare. Sai che qualcosa accade sempre”. Forse è sempre in scena, anche quando è sul set. “il cinema può essere banale, il teatro è faticoso, ma un attore non può stare senza recitare, dovunque, che fa? Si esercita a casa= negli altri Paesi è normale passare dall’uno all’altro”. E racconta: “Da ragazzo mi lanciavo come un pazzo sui teatrini dei club estivi, provavo per ore mentre gli altri andavano al mare e poi tornavo a Roma e mettevo in croce i miei”. E ora con questo assolo di Thom Pain sembra dare inizio a una galleria di “Spostati” della vita reale, e del teatro: pochi tratti, nulla in scena ovviamente, solo l’attore a rendere indimenticabili le frasi immagini.
“il sottotitolo di quest’opera è basato sul niente: mi piace questa precarietà, l’idea che in fondo le parole siano troppo poche per raccontare una vita”.
Aria di autodistruzione, però. Le parole non aiutano. Ma lui parla lo stesso, e di emozioni grandi: morte, vita, sangue, amore, paure… Germano è attore di grande naturalezza e insieme molto sofisticato. C’è chi lo paragona a De Niro (origini molisane entrambi) per il lieve strabismo, per la riservatezza ce può esplodere.

Claudia Provvedini

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Thom Pain – La Repubblica 30 giugno 2010

La Repubblica – 30 giugno 2010

Germano: “Mi offrono solo stupidaggini, così dopo Cannes faccio il cattivo a teatro”

Roma – Fresco del premo come miglior attore a Cannes per il film “LA nostra vita”, Elio Germano tornerà sul palco in carne e ossa, a contatto col pubblico. Farà teatro e tornerà alle emozioni della scena che già da quando aveva 14-16 anni lo avevano in parte rapito alla scuola, quando partecipava a spettacoli off in varie sale della ricerca romana, finché non ci fu in ballo un scrittura con Cobelli ma “vinse” contemporaneamente un casting cinematografico. Due sono le imprese teatrali che ora lo attendono, già programmate (ci tiene a dirlo) prima del successo a Cannes.

Sarà stressante impegnarsi dal vivo nel dopo-Cannes che l’avrà frastornato…
“Dopo il premio sto ricevendo una montagna di proposte di lavoro, ma non come attore. C’è chi mi chiede di scrivere un libro, chi mi vuole a condurre una trasmissione radiofonica, chi m’invita a dirigere per un giorno un quotidiano, o chi mi cerca come testimonial di cerimonie. Spero che quelli del cinema non abbiano paura che adesso io costi troppo. E quanto alle illazioni, escluderei di essermi fatto il vuoto attorno per quel saluto e quella dedica agli italiani quando sono stato premiato. Semmai mi ero già precluso alcuni ambienti, questo sì, perché io in privato parlo sempre con franchezza. Ma intanto penso solo a far teatro. Sto provando uno spettacolo nuovo e ne riprendo uno dell’anno scorso”. Il 20 luglio collauderà a Cividale del Friuli, al “Mittelfest”, il monologo Thom Pain descritto nel 2005 dallo statunitense, oggi 45enne, Will Eno, e il 24 luglio tornerà a essere la voce del “Viaggio al termine della notte” di Céline nell’ambito di Teatro a Corte, a Pollenzo, in Piemonte.

Perché questi due testi, in apparenza lontani, una scrittura acida d’autore e una drammaturgia contemporanea?
“Beh a pensarci bene in tutte e due le opere si parla di un crollo di sicurezze intellettuali, con conseguente riscoperta di traumi e disagi interiori da cui viene fuori quasi una reazione di violenza, una specie di distacco ad opera di chi legge la vita con amarezza, fino a vedervi solo una via d’uscita amorale. Un effetto pericoloso, che porta all’autodistruzione, o a un’idea di guerra”.
Chi è e cosa dice il suo Thom Pain?
“È uno che decide di spogliarsi davanti alla gente. 212 un personaggio sensibile in un corpo pieno di parole. Cerca di capire lui stesso come poter dire quello che pensa, e fa un viaggio introspettivo, tenta ogni sera un contatto col pubblico, parla per suggestioni, e tratta della morte, della vita, del sangue che pulsa”.

C’è una sfida?
“Sì. la sfida consiste nel fatto che mi metto nei panni di una figura borderline, con artifici, ma anche con me stesso. Tra verità e paura. recito un testo sulla naturalezza di una messinscena ma anche sulla messinscena di una naturalezza.

E il nuovo incontro con Céline?
“È un percorso fatto di sonorità live di Theo Teardo e io leggo e dico la testa e il cuore del Viaggio di Céline, un interrogarsi sul nostro essere al mondo, sull’assurdità fatale della guerra, e pronuncio le cose come fossi l’autore. Lo facciamo da un anno. Ci chiamano, e noi zainetto in spalla andiamo.

Il suo a solo al Mittelfest annuncia una scelta di campo anche teatrale?
“Di recente mi ero già mosso volentieri in scena, lavorando con Filippo Timi e Gabriele Salvatores, o portando a teatro il testo di un consiglio comunale a Verona sul tema omosessualità e donna. Vedremo. Comunque in ottobre dovrebbe intanto uscire anche nelle sale italiane “La fine è il mio inizio” di Jo Bayer dove sono il figlio di Tiziano Terzani, che nel film è Bruno Ganz”.

Rodolfo Di Giammarco

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Thom Pain – La Repubblica 24 luglio 2013

La Repubblica – 24 luglio 2013

Monologo d’autore per Elio Germano

Elio Germano bravo da far paura, pieno di scatti e di vuoti, alle prese con storie gelide di un bambino o resoconti inutili di un amore, nella parte memorabile di “uno che ce la mette tutta”, e inciampa, scarta, volteggia, si blocca, stupisce, diverte, soffre, sballa, commuove e dice cose indicibili e umanissime. Geniale nell’aver scelto il monologo di un autore a metà tra Joyce e Koltès.

Rodolfo Di Giammarco

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Thom Pain – Liberazione 27 luglio 2010

Liberazione – 27 luglio 2010

L’attore chiude gli eventi di Teatro a Corte. Ad accompagnarlo, le musiche dal vivo di Teho Teardo
Elio Germano torna in teatro tra Luis Céline e Will Eno

Torino – Dalle Alpi Giulie alle Alpi Graie, proprio come gli attori scavalca-montagne di tanti anni fa. In pochi giorni Elio Germano sta passando dal Mittelfest friulano al torinese Teatro a Corte, transitando anche per la collina astigiana di Calamandrana, per la Sardegna del Festival dei Poeti e per il Musikfestpiele del Lago di Garda. Per confrontarsi col pubblico e sentire di nuovo il contatto vivo del qui ed ora teatrale, dopo essersi dato tutto negli ultimi anni al grande schermo. E quel pubblico va rispondendo con gratificanti sold out.
Elio Germano mancava dal palcoscenico teatrale dal 2002, quando diretto da Luca Guadagnino, fu protagonista in “Le regole dell’attrazione” di Ellis; succedeva prima del film “Respiro” di Crialese che lo ha imposto come talento del nostro cinema. Da allora, a voler fare una rievocazione precisa, c’è stato un altro episodio teatrale nel 2008 venuto a seguito di dell’esperienza con Gabriele Salvatores e Filippo Timi, ma replicato per una sola manciata di volte: la sua drammaturgia, interpretazione e regia di Verona Caput Fasci, spettacolo in cui Germano portava in scena le discussioni su un caso di omofobia al femminile al centro di un consiglio comunale del capoluogo veneto. Fu visto solo da un manipolo di spettatori.

Dobbiamo dunque considerare questa estate 2010 la data ufficiale del rientro a teatro di Germano, anzi di un doppio rientro, dal momento che ha scelto questo luglio festivaliero per il debutto dei due monologhi che porterà in giro per l’Italia nella prossima stagione, accomunati dallo smarrimento dell’uomo di oggi senza più zenit, ideali, certezze, senza più una morale condivisa e condivisibile, senza un collettivo senso dell’appartenenza a una medesima società civile. Pagine americane di Will Eno e pagine europee di Céeline per un ritratto del vivere contemporaneo valido a ogni latitudine. Il testo di Eno, premio Fringe di Edimburgo 2005, e legato al consolidato genere degli entertainer USA abituati a raccontarsi a tu per tu direttamente agli astanti con totale abolizione di diaframmi tra l’attore e la platea. Qui in più si richiede all’attore una naturalezza della messinscena che diventi una messinscena della naturalezza.
Non vi succede quasi nulla, con il protagonista Thom Pain (il suo nome seguito dalla dicitura “basato sul niente” dà il titolo alla pièce) che ci sciorina i suoi ricordi, la morte di un cane, la puntura di un’ape, la scoperta del piacere nelle polluzioni notturne adolescenziali, il determinante rapporto con una donna esauritosi perché lui si è totalmente perso in lei e lei alla fine non ha più saputo riconoscerlo.
“Un corpo pieno di parole” che si rivela totalmente vero nella sua finzione, un’esistenza che gioca col teatro come potrebbe fare un prestigiatore “e ripetuto più volte), un flusso di coscienza e nel contempo una valanga di vocaboli e scoperta del vuoto e del dolore di vivere. Tanto che il Washington Post ha definito questo testo “a metà tra un esercizio di esistenzialismo e un’esplorazione beckettiana” dimenticandosi però di accostarlo alla più recente filosofia del dolore quotidiano di Will Reisner e delle sue graphic novel. In quanto è il dolore alla fine a emergere su tutto, inscritto già nel nome Thom preso in prestito dal “povero Thom” del Lear shakespearianao e sottolineato dal cognome Pain che per il dizionario inglese significa appunto “sofferenza, pena”. Su una scena vuota costituita da una sedia, un vocabolario e una bottiglia, l’attore Elio Germano riesce a rendere appieno lo spirito del personaggio e giustamente parla, parla a vuoto, parla del vuoto, parla col vuoto, scende in platea a flirtare con una ragazza mora. Peccato che al Germano- regista manchi la capacità di adattare alla civiltà teatrale italiana uno spirito così specificatamente americano, tanto che la battuta finale più volte replicata “Siete tutti Pain” cade quasi sorda e priva di significato.
La doppia azione attorico-registica invece gli riesce appieno nel trasformare in autentico spettacolo teatrale la semplice lettura degli stralci letterari di “Viaggio al termine della notte” ci Cèline, aiutato in ciò dal dialogo con le splendide partiture musicali di Theo Teardo eseguite dal vivo dal compositore. Piegato su una scrivania su cui sono appoggiati i fogli , l’attore regista non guarda quasi mai il pubblico, al massimo butta uno sguardo di intesa al musicista e alla violoncellista. Di certo ama le pagine che legge ed è di quell’amore che Germano contagia la platea. Un amore magico.

Sandro Avanzo

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Thom Pain – La Stampa 03 gennaio 2012

La Stampa – 3 gennaio 2012

Bravo l’attore nel monologo “Thom Pain”
Germano, che disinvoltura

Visto dal vivo, Elio Germano è un attore nato. Non solo possiede gradevole presenza comunicativa, grazie (voce, veramente, non si sa, con quella pallina appiccicata sulla guancia), disinvoltura senza esibizionismo; abita insomma il palcoscenico con la disinvoltura di un gatto. Constatare questo basta alla maggior parte del suo pubblico, che abbassa l’età media consueta dei frequentatori di teatro e che volentieri gli tributa ovazioni e consensi alla minima occasiona. Ma è un po’ come visitare un museo dovo non ci siano né mostre né collezioni permanenti: il contenitore può anche andar bene, ma il contenuto dov’è? ora, il pretesto del monologo del nostro, un’oretta dell’americano Will Eno intitolata Thom Pain (e correttamente sottotitolata “basato sul niente”), non comunica di per sé nulla che abbia il minimo interesse. Sarà la traduzione italiana, nella quale peraltro non si rilevano, all’ascolto inadeguatezze; ma la sola spiegazione per capacitarci che sia stato finalista a un Pulitzer e applaudito a un Festival di Edimburgo è che anche in quei casi abbia avuto un interprete capace, come il nostro Germano, di recitare il classico elenco telefonico. Facile, non nuova e alla lunga tediosa è infatti la chiacchierata di un intrattenitore imbranato che comincia barzellette e non le conclude, annuncia giochi di prestigio che non sa fare, scherza tutto il tempo sulla sua inadeguatezza, e alla fine non si perita nemmeno dal far salire sulla scena il solito spettatore malcapitato da prendere in giro. D’altro canto l’operazione ha avuto il merito di riempire una sala da anni n disuso e da adesso definitivamente recuperata, e attirare giovani che non sono rimasti delusi. Forse non è poco.

Masolino D’Amico

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Thom Pain – Messaggero Veneto 11 dicembre 2010

Messaggero Veneto – 11 dicembre 2010

Elio Germano a Monfalcone

Grande attesa per l’arrivo al Comunale di Elio Germano, interprete straordinariamente eclettico e fra i più intelligenti e sensibili del cinema italiano, Palma d’oro a Cannes come migliore attore per il film di Daniele Lucchetti “La nostra vita”. A Germano è affidato il compito di dare corpo e anima a “Thom Pain (basato sul niente)”, originale monologo del giovane drammaturgo americano Will Eno (Fringe Award al Festival Internazionale di Edimburgo del 2005 e finalista al Premio Pulitzer dello stesso anno per la sezione Teatro): un’autentica cavalcata di parole al servizio del teatro. L’appuntamento è per il 13 e 14 dicembre alle 20.45. Scrive lo stesso Germano: “Curioso uomo, Thom Pain. Come precipitato sul palco, capitatoci per caso, deviando da un percorso che a ben pensare riproduce lo stesso “zig zag” delle sue parole. Antieroe solitario, un narratore -decisamente!- capace di provar emozioni intense e controverse e di saperle convertire in parole o di nasconderle e negarle, attraverso le parole stesse, con l’abilità di un giocoliere. Credo che questo testo non faccia sconti a nessuno, tanto meno a me. Non puoi entrarci, a meno di non essere Thom Pain, e questa è stata la grande difficoltà richiesta al mio lavoro: essere e non provare ad imitare, essere lui dal primo momento, senza indugi, senza giudicarlo, senza recitare le sue intenzioni”. Come si ricorderà, il monologo di Germano era stato presentato in anteprima al Mittelfest di Cividale l’estate scorsa raccogliendo unanimi consensi.

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In ottemperanza alle disposizioni del DPCM emanato il 25 ottobre 2020 contenente le misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19, siamo nuovamente costretti a sospendere fino al 24 novembre 2020 tutti gli spettacoli teatrali in tournée, nonché gli eventi aperti al pubblico: esiti, laboratori e attività parallele.
Il provvedimento lede un settore ed una fetta di economia nazionale importante, evidentemente sottostimata nella movimentazione e nei numeri che da sola produce.
Continuiamo ad essere percepiti come “svago” e non valore. ( per fermarci alle considerazioni economiche)
Ripartire sarà sempre più complicato soprattutto per realtà come la nostra che non godono del contributo FUS, nè di tutti i ristori e le agevolazioni che il Ministero dei beni culturali ha garantito ai teatri pubblici.
Confidiamo che la sospensione temporanea consideri e contempli i recuperi delle attività nei prossimi mesi,non vanificando il durissimo lavoro che abbiamo svolto a partire nuovamente da giugno.
Ci fermiamo, con grande tristezza e con un senso di profonda incertezza che viene dal non confronto scelto dalla politica rispetto a soluzioni condivise con gli operatori del settore.
Speriamo di ritrovarci presto, nel solo luogo dove sappiamo pensarci insieme: a teatro.

In ottemperanza alle disposizioni del DPCM emanato il 25 ottobre 2020 contenente le misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19, siamo nuovamente costretti a sospendere fino al 24 novembre 2020 tutti gli spettacoli teatrali in tournée, nonché gli eventi aperti al pubblico: esiti, laboratori e attività parallele.
Il provvedimento lede un settore ed una fetta di economia nazionale importante, evidentemente sottostimata nella movimentazione e nei numeri che da sola produce.
Continuiamo ad essere percepiti come “svago” e non valore. ( per fermarci alle considerazioni economiche)
Ripartire sarà sempre più complicato soprattutto per realtà come la nostra che non godono del contributo FUS, nè di tutti i ristori e le agevolazioni che il Ministero dei beni culturali ha garantito ai teatri pubblici.
Confidiamo che la sospensione temporanea consideri e contempli i recuperi delle attività nei prossimi mesi,non vanificando il durissimo lavoro che abbiamo svolto a partire nuovamente da giugno.
Ci fermiamo, con grande tristezza e con un senso di profonda incertezza che viene dal non confronto scelto dalla politica rispetto a soluzioni condivise con gli operatori del settore.
Speriamo di ritrovarci presto, nel solo luogo dove sappiamo pensarci insieme: a teatro.