Su ‘PEANUTS’, alcuni mesi dopo...
(E un mese prima delle prove)
Il tema principale di questa commedia non è la politica, né la satira sui giovani.
A ben vedere , un tema non c’è.
Tutto si svolge dentro una specie di sogno.
Nei sogni, lo stile prevalica il tema.
Lo stile dei sogni, in arte, è onirico. Se è vero che l’onirismo puo essere usato spesso come una buona scusa per spingere al massimo una certa vocazione lirica, qui il lirismo è del tutto assente.
E’ un sogno freddo. (Registi permettendo)
Forse (ma chi lo sa?) la componente onirica del testo non è del tutto chiara all’autore stesso, o quando anche lo fosse, credo che gli sarebbe del tutto indifferente.
Proverò, qui di seguito, ad elencare alcune evidenze (evidenti per me) che confortino la mia intuizione, e diano coraggio al mio prossimo lavoro di interprete.
Partiamo dalle scritte. ( ‘Politiche del lavoro’, ecc..).
Svolgono davvero un compito da teatro didattico? Sono davvero così intelligenti e intellegibili?
O sono il Titolo intelligente di un sogno, un sogno in cui si accumulano le testimonianze inquietanti dei simboli più feroci del nostro presente, del nostro presente ‘sociale’ e personale?
Che cosa sono le scritte se non ‘ritagli’ di frastuono politico minaccioso? Frammenti di presente, cui l’accostamento col ‘piccolo mondo’ di questi strani ragazzi crea un effetto più parodistico che didattico.
Quanto sono ‘strani’ questi ragazzi, o meglio , quanto lo sono i loro comportamenti? Sono strani come in un sogno. A subire l’angoscia della loro stranezza è Buddy, quindi viene da dire che il sogno è suo.
Siamo dentro a un suo sogno. Questo fa di lui una specie di protagonista, anche per via del fatto che si rivolge, all’inizio e alla fine, al pubblico.
Ma per dirgli che? Sembra quasi che anche il pubblico sia finito nel suo sogno.
Se lo stile onirico ha trovato la sua arte ideale, l’ha trovata nella pittura.
Quando il teatro ha tentato (anche con successo) l’impresa del sogno, si è largamente ispirato alla pittura. Credo che anche Peanuts si ispiri a qualcosa che ha a che fare con l’arte figurativa.
Il suo riferimento è Il Collage. Da Rotella a West.
Mi ha molto sorpreso che lo scenografo Panzuto avesse nella sua borsa un libro d’arte sui collage, e da quel libro cercasse ispirazione ai nostri primi incontri.
Mi ha colpito perche non gli avevo ancora detto nulla. Questa coincidenza ha confortato il regista sull’evidenza delle proprie intuizioni istintive, che si è subito domandato:
che cosa sono ‘gli slogan della politica’, e dell’’informazione’, i programmi Televisivi, lo stile dei dialoghi da sit com, i cartoons, la coca cola, i Peanuts, il divano borghese,i ‘giovani’, la struttura a sketch pubblicitario, e persino l’intelligenza caustica(e inutile) dei dialoghi, e poi ancora i richiami alle brutalità del G8,…ecc? presi uno per uno sono Tematiche, ma tutti insieme diventano Feticci.
Roba forte da assemblare. Ma cosa c’entrano gli uni con gli altri? O meglio: COME stanno insieme trutte queste cose e simboli, come fanno a darci l’impressione di essere componenti coerenti di un dramma ? Secondo quale procedimento artistico è stato compiuto questo equilibristico patchwork?
Appunto come un patchwork, come un Collage. Esattamente come nei collage, dove ogni elemento contraddice e cancella l’altro, ma la contraddizione aggiunge valore drammatico all’ uno e all’ altro, e insinua un’idea di fondo che tiene insieme tutto. Tra un carro armato , una pubblicità del brodo, e Topolino forse un nesso c’è. Ma è surreale. Anche in Peanuts c’è un nesso e una via da percorrere, ma sono di tipo poetico. Se non mi lascio troppo incantare dalla divertente freddezza intelligente dei dialoghi, mi pare di avvertire un tono poetico diffuso in tutta la piece. Molto ben nascosto, e anche di tipo astratto. Mi sbagliavo quando pensavo che fosse un testo politico. E’ un testo surreale.
Ha una sostanza poetica fredda, come lo sono in arte i collage e i nonsense, che se si vuole vogliono dire tutto, e se si vuole non vogliono dire niente.
Qui, in Peanuts, ci avviciniamo un poco alla seconda opzione.
Ma ci avviciniamo per eccesso, superandola: cioè credo che sotto sotto l’dea poetica che è nascosta nel testo sia un a tu per tu con un tema tragico : Il senso del nulla. La minaccia del vuoto assoluto. L’avvento del suo regno come incubo che si avvera.
C’è molta letteratura sul Nulla, e io non aggiungerò una riga , se non per promettere che qui non siamo dalla parte del compiacimento del Nulla. Non va visto come qualcosa di buono o di liberatorio o di religioso. Il nulla è il Male.
Se qualcuno ha voglia, adesso può ripensare a un romanzo : ‘Il Signore delle Mosche’. E , con questo riferimento come guida, può percepire con maggiore evidenza la presenza del Male annidata nel micro-mondo del collage peanutsaiano.
Anche se i dialoghi e le situazioni ci fanno sorridere, in questa commedia tutto è violenza, e tutto conduce al male. Siamo in una casa qualsiasi, nel centro del regno della Bestia. Ossia nel centro del mondo, oggi. La Bestia del male è divenuto il Signore del Vuoto,il principe del Niente.
Se nel romanzo il totem del male era una testa di porco infilzata in un bastone, qual è qui, nel micro-mondo peanutsiano?
Non lo so.
Che sia ‘Fra martino Campanaro?’
VB.