Noccioline - Introduzione a Fausto Paravidino
Testo scritto su commissione del Royal National Theatre of London nell'ambito del progetto "International Connections 2001"
migliore piece straniera per la stagione 2002-03 dalla rivista Theater Heute
Noccioline mette in scena in brevi sequenze una società: una schiera di adolescenti formato "peanuts" -parola chiave che non va citata anche se il titolo della commedia naturalmente vi allude- ma di cui si possono cogliere anche dei nomi, i richiami a certi personaggi, i loro animali, la scelta linguistica.
Diciamo che in scena figurano idealmente l'autore e i suoi amici impegnati a ritrarsi dentro un mondo di cui si devono essere un tempo nutriti e di cui il ragazzo Paravidino trova con felice scioltezza la tipica atmosfera ingenua e caustica tra il saputo e il dispettoso; ma la loro banalità quotidiana, seduta su un materno divano davanti ad un enorme televisore, succhiando cocacola e consumando visione di Puffi tra chiacchiere e giochini, all'aprirsi di ogni quadro viene schedata da sopratitoli altisonanti (da "i mass media controllano il mondo" a "Ideali tutti e subito" ), che si richiamano a slogan d'epoca o a principi socio-politici delle varie parti in lotta nella nostra società, mettendoli ironicamente in rapporto con le innocue situazioni rappresentate e le loro infantili impuntiture comportamentali. I tipi in scena stanno tutti approfittando del fatto che al ragazzo Buddy -come dire Charlie Brown- è stata affidata da certi conoscenti una casa da custodire in loro assenza e la banda di amici si precipitata in più ondate ad occuparla, rivendicando anche il diritto ad una graduale opera distruttrice, grazie alla quale finiscono per sfondare il divano e fare a pezzi il monitor, salvo filarsela e lasciare in ostaggio il malcapitato guardiano a fare ammenda, rinnegando i suoi ospiti, non appena fa il suo ingresso autoritario il figlio dei padroni.
C'è tutto un passato di contestazioni del diritto di proprietà e di occupazioni a scorrerci travestito sotto gli occhi in questo racconto lieve, così godibile nel prospettarci un tema politico attraverso una fiction che solletica i punti deboli della nostra memoria.
Ma lo stacco della seconda parte ci rende d’un tratto consapevoli: si riprende infatti dieci anni dopo e quegli stessi personaggi li troviamo cresciutelli e assai mutati, soprattutto nell’azione, trasferita praticamente nell’atmosfera repressiva di una sorta di caserma di Bolzaneto, con gli ex ragazzi bruscamente divisi in carnefici o vittime, intenti a sperimentare un sistema di torture da regime poliziesco, in un reclusorio dove si parla molto di regime e responsabilità, coscienti che i prigionieri, sottoposti a pestaggi, costrizioni, suicidi forzati, e ad ogni genere di violenze anche mentali e derisorie, non mancheranno mai perché il terrore è necessario alla sopravvivenza del potere.
C’è una grande idea di teatro in questo rovesciamento che, con un semplice cambio di scena, ci dà una lettura delle vertiginose piroette della storia e della debolezza dell’uomo, che in un attimo può divenire un altro se lo richiede il suo “particulare”: tornare indietro sarà allora impossibile e lo constata Buddy subito dopo essersi ritrovato col revolver puntato alla tempia dell’ex amico Minus, quando compirà un estremo illusorio tentativo di rivivere al contrario il finale della prima parte, rendendosi conto che in quella sua mancata solidarietà ai compagni di allora poteva risiedere, per tutti e anche per sé, la causa di un destino….
Franco Quadri
(da: Introduzione a “Fausto Paravidino Teatro”- Edizione Ubulibri)