LAVORI IN CORSO

Teatro di Messina -Nutrimenti Terrestri- BAM Teatro

di Claudio Fava

Con: David Coco, Maurizio Marchetti, Faysal Taher, Antonio Alveario

Musiche originali eseguite dal vivo di Tony Canto

Regia di Ninni Bruschetta

La costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina è una “possibilità” che da molti anni aleggia sul destino della città siciliana.

Che il ponte venga fatto, iniziato o addirittura realizzato e portato a termine è un’ipotesi tanto lontana quanto incerta.

E proprio per questo è evidente che ciò che davvero conta non è il ponte, ma l’idea del ponte.

Non si tratta di un’idea di sviluppo, né tanto meno di progresso, non è l’aspirazione umana verso la grande opera d’ingegno, l'impulso del settore delle infrastrutture... E' piuttosto l’idea di una continuità, di un consolidamento dell’asse impresa-politica-mafia, che ha reso potenti e temibili tanti, molti siciliani. Il testo di Fava non si addentra in letture dietrologiche che attengono alla progettazione tecnica e politica del ponte, ma sceglie di mostrare l’ombra di questo ponte, che si allunga inesorabile sulla tragedia dei popoli del Sud.

In un contesto squisitamente teatrale, si intrecciano fatti, episodi, storie che restituiscono la mostruosa rete di connivenza, la mentalità, l’assurda omertà che sostiene ormai storicamente il becero sistema politico-economico di gran parte della Sicilia e che fa di esso un sistema mafioso.

Tutti ne fanno le spese: quelli che si schierano contro il progetto e per questo vengono perseguitati o uccisi e quelli che, ignari di tutto, periscono nella morsa delle conseguenze reali prodotte da questo sistema, come otto immigrati che andarono incontro alla morte su un treno siciliano, per la scellerata negligenza di un subappaltatore mafioso.

Il tutto passa sotto gli occhi di chi rappresenta l’altra faccia di questa medaglia, la faccia di chi osserva da lontano (magari dal Nord) ed individua proprio nel tratto che separa la Sicilia dalla terraferma il territorio di conquista per i suoi affari, riconoscendo opportunisticamente proprio nella criminalità e nella mafia il suo principale interlocutore.

La voce di chi si ribella è quella di un prete, un uomo semplice che non riesce a capire perché, un uomo che conosce le ragioni della vita, che avrebbe la ricetta per tutto, ma non può usarla.

Un uomo come tutti quelli che subiscono la prepotenza di una cultura violenta.

Da molti anni Claudio Fava nella sua opera e attività (teatrale, cinematografica, saggistica e letteraria) insiste su questo punto nodale: c’è una tolleranza nei confronti della mafia che arriva dagli ambienti più diversi, da quelli più miserabili a quelli più altolocati, dal Sud al Nord, dal mondo della politica a quello
dell'informazione ed è questa tolleranza ciò che rafforza quotidianamente la mafia, che la rende impunita ed impunibile. Inestirpabile

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