Thom Pain – Liberazione 27 luglio 2010

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  • Data di Pubblicazione 2 Aprile 2017
  • Ultimo aggiornamento 2 Aprile 2017

Thom Pain - Liberazione 27 luglio 2010

Liberazione - 27 luglio 2010

L'attore chiude gli eventi di Teatro a Corte. Ad accompagnarlo, le musiche dal vivo di Teho Teardo
Elio Germano torna in teatro tra Luis Céline e Will Eno

Torino - Dalle Alpi Giulie alle Alpi Graie, proprio come gli attori scavalca-montagne di tanti anni fa. In pochi giorni Elio Germano sta passando dal Mittelfest friulano al torinese Teatro a Corte, transitando anche per la collina astigiana di Calamandrana, per la Sardegna del Festival dei Poeti e per il Musikfestpiele del Lago di Garda. Per confrontarsi col pubblico e sentire di nuovo il contatto vivo del qui ed ora teatrale, dopo essersi dato tutto negli ultimi anni al grande schermo. E quel pubblico va rispondendo con gratificanti sold out.
Elio Germano mancava dal palcoscenico teatrale dal 2002, quando diretto da Luca Guadagnino, fu protagonista in "Le regole dell'attrazione" di Ellis; succedeva prima del film "Respiro" di Crialese che lo ha imposto come talento del nostro cinema. Da allora, a voler fare una rievocazione precisa, c'è stato un altro episodio teatrale nel 2008 venuto a seguito di dell'esperienza con Gabriele Salvatores e Filippo Timi, ma replicato per una sola manciata di volte: la sua drammaturgia, interpretazione e regia di Verona Caput Fasci, spettacolo in cui Germano portava in scena le discussioni su un caso di omofobia al femminile al centro di un consiglio comunale del capoluogo veneto. Fu visto solo da un manipolo di spettatori.

Dobbiamo dunque considerare questa estate 2010 la data ufficiale del rientro a teatro di Germano, anzi di un doppio rientro, dal momento che ha scelto questo luglio festivaliero per il debutto dei due monologhi che porterà in giro per l'Italia nella prossima stagione, accomunati dallo smarrimento dell'uomo di oggi senza più zenit, ideali, certezze, senza più una morale condivisa e condivisibile, senza un collettivo senso dell'appartenenza a una medesima società civile. Pagine americane di Will Eno e pagine europee di Céeline per un ritratto del vivere contemporaneo valido a ogni latitudine. Il testo di Eno, premio Fringe di Edimburgo 2005, e legato al consolidato genere degli entertainer USA abituati a raccontarsi a tu per tu direttamente agli astanti con totale abolizione di diaframmi tra l'attore e la platea. Qui in più si richiede all'attore una naturalezza della messinscena che diventi una messinscena della naturalezza.
Non vi succede quasi nulla, con il protagonista Thom Pain (il suo nome seguito dalla dicitura "basato sul niente" dà il titolo alla pièce) che ci sciorina i suoi ricordi, la morte di un cane, la puntura di un'ape, la scoperta del piacere nelle polluzioni notturne adolescenziali, il determinante rapporto con una donna esauritosi perché lui si è totalmente perso in lei e lei alla fine non ha più saputo riconoscerlo.
"Un corpo pieno di parole" che si rivela totalmente vero nella sua finzione, un'esistenza che gioca col teatro come potrebbe fare un prestigiatore "e ripetuto più volte), un flusso di coscienza e nel contempo una valanga di vocaboli e scoperta del vuoto e del dolore di vivere. Tanto che il Washington Post ha definito questo testo "a metà tra un esercizio di esistenzialismo e un'esplorazione beckettiana" dimenticandosi però di accostarlo alla più recente filosofia del dolore quotidiano di Will Reisner e delle sue graphic novel. In quanto è il dolore alla fine a emergere su tutto, inscritto già nel nome Thom preso in prestito dal "povero Thom" del Lear shakespearianao e sottolineato dal cognome Pain che per il dizionario inglese significa appunto "sofferenza, pena". Su una scena vuota costituita da una sedia, un vocabolario e una bottiglia, l'attore Elio Germano riesce a rendere appieno lo spirito del personaggio e giustamente parla, parla a vuoto, parla del vuoto, parla col vuoto, scende in platea a flirtare con una ragazza mora. Peccato che al Germano- regista manchi la capacità di adattare alla civiltà teatrale italiana uno spirito così specificatamente americano, tanto che la battuta finale più volte replicata "Siete tutti Pain" cade quasi sorda e priva di significato.
La doppia azione attorico-registica invece gli riesce appieno nel trasformare in autentico spettacolo teatrale la semplice lettura degli stralci letterari di "Viaggio al termine della notte" ci Cèline, aiutato in ciò dal dialogo con le splendide partiture musicali di Theo Teardo eseguite dal vivo dal compositore. Piegato su una scrivania su cui sono appoggiati i fogli , l'attore regista non guarda quasi mai il pubblico, al massimo butta uno sguardo di intesa al musicista e alla violoncellista. Di certo ama le pagine che legge ed è di quell'amore che Germano contagia la platea. Un amore magico.

Sandro Avanzo

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