Thom Pain – Corriere della Sera Milano 20 agosto 2010

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  • Data di Pubblicazione 2 Aprile 2017
  • Ultimo aggiornamento 2 Aprile 2017

Thom Pain - Corriere della Sera Milano 20 agosto 2010

Corriere della Sera - Milano 20 agosto 2010

L'intervista - Il pluripremiato attore porta al Vittoriale il monologo "Thom Pain"
"Combatto l'ansia sul set, dà forza ai personaggi..."
Elio Germano: "Teatro, cinema, chissà cosa farò da grande"

Finale col botto per la stagione del Vittoriale Musikfestspele, che chiude la rassegna di teatro sperimentale "Ricercando", domenica 22 alle 21.15 con Thom Pain (basato sul niente), testo di Will Eno, prodotto per l'Italia da BAM Teatro e Infinito, recitato da Elio Germano, protagonista assoluto, e regista. Bagno di folla nelle prime repliche, lo scorso luglio, ma la di là della curiosità di vedere in scena il trentenne romano, fresco della Palma d'Oro a Cannes come miglior interprete maschile per "la nostra vita" di Luchetti, perché è un'appuntamento da non perdere? Germano non ha dubbi:"allo spettatore propongo un testo moderno che ha una caratteristica tutta sua di diversità. Tutto avviene durante la recitazione, su quel palco e in quel momento. Non è il classico gioco di immaginazione teatrale, per cui io sono un altro, o si è in un'altra parte del mondo. È la distanza che c'è sempre fra uno spettatore e per esempio la tv, che viene messa in discussione".

Quindi spettatori coinvolti da lei durante la recita?
"Cerco di scomporre questa distanza, e di ragionarci sopra, in un gioco di illusionismo, con minacce di coinvolgimento per la platea".

Il suo personaggio rimanda al dolore degli esseri umani, pain significa dolore, lei come lo combatte nel privato?
"Bella domanda... probabilmente ho una sola risposta: Con il lavoro, perché il dolore diventa materia di trasformazione quando sto su un set o su un palco. Ho la fortuna di trasformare l'ansia in qualche altra cosa, che fa parte dei personaggi che interpreto. Io poi vivo assolutamente solo, in un certo senso di dolore me ne intendo".

Continuerà a far teatro, o privilegerà il cinema?
"Ho cominciato con il teatro, e non l'ho abbandonato mai. Vorrei andare avanti, ma chissà. Da domani potrei fare il contadino perché sento che oggi ogni certezza si è scardinata. Insomma non so proprio che cosa farò da grande. Con Thom Pain ho trovato però la sicurezza. Era da tempo che cercavo un monologo, anche se nell'ambiente teatrale, poco remunerativo, non era facile piazzarlo. Cercavo qualcosa che mi desse l'adrenalina per continuare ogni sera a rappresentarlo, che non mi facesse addormentare".

È il primo monologo che lei affronta?
"Sì, e ha un preciso senso in quest'epoca storica parlare di dolore".

Parliamo invece di cinema. Che cosa ha di nuovo da farci vedere?
"L'anno scorso ho girato in Germania "La fine è il mio nuovo inizio" sulla vita di Tiziano Terzani. Io interpreto Folco, il figlio".

Ha diviso il set con Bruno Ganz, come si è trovato?
"Essendo nella finzione suo figlio, ho sfruttato questo rapporto, quasi fosse fra un attore emergente e uno così affermato come Ganz"

Allora lei si considera ancora un emergente?
"No, ma rispetto a Ganz...".

E ora, dopo Cannes, avrà mille proposte
"Sì, ma non si trovano i soldi. Per esempio c'è il progetto "E la chiamano estate", di Péaolo Franchi, ma è sempre più difficile far cinema in Italia".

Perché?
"Il cinema è nelle stesse condizioni di altri ambienti di lavoro qui da noi. Non è un momento storico che apre le porte a gente di qualità, e questo trova conferma anche nel mio mestiere".

Nel suo caso però è andata diversamente?
"Ho avuto la fortuna di incontrare persone che non pensavano di piazzare qualcuno per convenienza, ma che hanno investito su chi, come me, sconosciuto, ha cominciato con piccoli ruoli, e poi è cresciuto".

E dei suoi colleghi, giovani, da Scamarcio a Muccino, a Vaporidis a Nigro, che pensa?
"Con i colleghi siamo tutti amici, abbiamo un ottimo rapporto. Quando in un paese le cose non vanno troppo bene, c'è poco da dividersi".

Giancarlo Grossini

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