Qui e ora – La Nuova Sardegna 11 gennaio 2013

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  • Data di Pubblicazione 27 Marzo 2017
  • Ultimo aggiornamento 2 Aprile 2017

Qui e ora - La Nuova Sardegna 11 gennaio 2013

La Nuova Sardegna - 11 Gennaio 2013

Rabbia e cinismo nella giungla d'asfalto

Al Teatro Massimo di Cagliari mercoledì la prima nazionale di "Qui e ora" di Mattia Torre con Mastandrea e Aprea

Davvero sporadico, se non raro, trovare nei cartelloni di prosa di mezza Italia allestimenti che fuggono dal recinto stretto dei testi obbligati, per necessità di cassetta, di classici ed evergreen, tra un Pirandello e uno Shakespeare d'annata, o traballanti messe in scene con i soliti noti comici televisivi rimbalzati da uno studio glamour a un palco, senza riuscire, spesso, a infrangere quella fredda monodimensionalità del piccolo schermo di cui sono figli e schiavi. Allestimenti che hanno il coraggio di osare, provando a raccontare il nostro tempo, meglio ancora lo Stivale svelandone magari anche quella zone d'ombra che nessuno vuole vedere, provvidenzialmente nascoste come la polvere sotto il tappeto. E che non siano confinati in protette rassegne d'autore o di tendenza, cassa di risonanza e palestra per teatri di narrazione o di ricerca. Ma appunto, invece, dentro consolidati programmi di circuiti popolari e di ampia audience. Come accade per "Qui e ora" di Mattia Torre, autore e drammaturgo di se stesso in questo delizioso atto unico, prodotto da BAM Teatro, andato in scena in prima nazionale,m mercoledì al teatro Massimo per il cartellone Cedac e interpretato in modo assolutamente perfetto, quasi un meccanismo di precisione, da una affiatata coppia di attori di valore, quella formata da Valerio Mastandrea e Valerio Aprea.
Una coppia che è il cuore stesso della pièce. In un'ora e dieci minuti disegna con fulminante tempismo il meccanismo della separazione, dell'odio e dell'ipocrisia di cui questo nostro Paese è stato contagiato e preso nell'ultimo ventennio. Un tetro di situazione utile a narrare tra leggerezza e ironia - ma ficcante e drammatico allo stesso tempo -, quotidianità fatte di precariato, sentimenti personali in via di dissoluzione, modus vivendi patinati e da "bere", accanto alla dura lotta per sopravvivere.
Ed è, anche figurativamente nel bel mezzo di una giungla d'asfalto che "qui e ora" inizia: in un tratto di strada alla periferia di Roma, vicino al grande raccordo anulare, dove i mezzi sfrecciano a mille. Un posto che è un non luogo qualunque metropolitano. Borderline tra centro e periferia, e dove accade che due scooter si scontrano. Dall'incidente nasce un incontro impossibile tra i due conducenti. Superata la catastrofe, mentre la tragedia è sempre dietro l'angolo, gli uomini, in attesa di un'ambulanza che non arriva, se le danno, non solo figurativamente, di santa ragione. Fino allo scambio simbolico di ruoli tra due umanità alla deriva, sempre sull'orlo di una crisi di nervi in cui si mescolano rancori di classe a ostentato cinismo e indifferenza, italico senso dell'arrangiarsi e voglia di riscatto. I due attori sono complementari. Due gocce d'acqua, eppure diversi. Attraversano elettricamente l'atto teatrale, tra esplosioni di ira e gusto del rappresentare, con una furiosa rabbia osborniana che fa male al cuore. Una fotografia con l'autoscatto e il riso amaro, di come siamo diventati in quello che fu un Belpaese.

Walter Porcedda

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