Novantadue – Unione Sarda recensione 21 marzo 2015 Menesini

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  • Data di Pubblicazione 7 Aprile 2017
  • Ultimo aggiornamento 8 Maggio 2017

Novantadue - Unione Sarda recensione 21 marzo 2015 Menesini

L'Unione Sarda - 21 marzo 2015

Teatro. Al Massimo "Falcone e Borsellino" di Fava
L'ultima notte dei due giudici

I faldoni sulla scrivania, una scacchiera, molte sigarette, molti caffè. Son in maglietta i due giudici, nell'ultima notte passata all'Asinara. Spulciano i nomi dei quattrocentosettantaquattro imputati del maxiprocesso istruito nel 1986 all'Ucciardone, lavorano e chiacchierano, scherzando in qualche momento, gli amici colleghi. "Novantadue. Falcone e Borsellino, venti anni dopo" è un testo di Claudio Fava messo inscena con la magistrale regia di Marcello Cotugno. Al Teatro Massimo, in uno spettacolo (repliche oggi e domani) prodotto da BAM Teatro e proposto dalla CeDac in collaborazione con XXXVII Cantiere Internazionale d'arte di Montepulciano e Festival L'Opera Galleggiante, si raccontano le vite e le morti di due magistrati che non volevano essere eroi. C'è lo smarrimento e il coraggio, nelle loro parole, i caratteri diversi, la fiducia, la delusione.. La coscienza, sepolta dentro il cuore eppure lucida, di essere in pericolo, di non poter contare davvero sulla protezione di quello stato di cui si dichiarano servitori.

Il talento degli interpreti trasforma il duro argomento in una narrazione che inchioda un pubblico attento come non mai. Fiulippo Dini nei panni di Giovanni Falcone, Giovanni Moschella in quelli di Paolo Borsellino, Fabrizio Ferracane nei molteplici ruoli del Consigliere Istruttore in doppiopetto grigio, del confidente, del mafioso che schiacciò il pulsante per far detonare il tritolo sullo svincolo di Capaci. Contenuti, intensi, bravissimi, in una recitazione che in pochi tratti delinea anche il lato privato di due persone divenute un simbolo della lotta alla mafia. Impianto scenico scarno, innesti musicali affilati, luci taglienti e improvvise per una narrazione che trova nell'inflessione siciliana degli attori un elemento di fondamentale verismo. Poco dopo la fine del processo, concluso con trecentosessanta condanne, "arrivarono nuovi comandanti e nuovi comandamenti" e il pool antimafia fu sciolto. Falcone e Borsellino giocavano insieme a calcio, quando erano ragazzini, e morirono a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro. Le loro vicende, scrive Claudio Fava, "sono un pretesto per misurarci con il vero oggetto del conflitto: che è la verità. O meglio le molte idee di verità. Da una parte la verità nuda, assoluta, senza aggettivi; dall'altra una verità ufficiale, parziale, obbediente...". Lo spettacolo non scioglie i dubbi, li rilancia.

Alessandra Menesini

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