Novantadue – Repubblica marzo 2016

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  • Data di Pubblicazione 14 Marzo 2017
  • Ultimo aggiornamento 14 Marzo 2017

Novantadue - Repubblica marzo 2016

Repubblica marzo 2016

Piccolo Bellini – il dramma scritto da Claudio Fava rievoca la vicenda di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Novantadue

“Due uomini che lavorano chini sui loro fogli, scrivono con la fretta di chi sa che quella è la loro ultima notte prima di
lasciare l’isola nella quale si sono ritirati a preparare l’atto d’accusa per il primo grande processo alla mafia. Sono
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e il carcere dell’Asinara è il loro esilio volontario; lontano da sguardi, domande,
minacce lavorano per concludere il lavoro di una vita”. Claudio Fava traccia con poche parole il territorio in cui si svolge
il tempo rapido di “Novantadue, Falcone e Borsellino 20 anni dopo”, uno spettacolo prodotto da BAM Teatro in
collaborazione con il XXXVII Cantiere internazionale d’arte di Montepulciano e il Festival “L’opera galleggiante” e va in
scena questa sera (ale 21.15) fino a domenica al Piccolo Bellini. Protagonisti Filippo Dini, Giovanni Moschella e Pierluigi
Corallo, “Novantadue” è messo in scena dal regista Marcello Cotugno che la definisce “suo malgrado una moderna
tragedia classica”. Anni difficili e duri quelli che videro Falcone e Borsellino impegnati nella loro dura battaglia civile,
giorni cupi ed eroici per silenziosa fatica che Claudio Fava, catanese, giornalista e scrittore di razza ricostruisce
fermandosi “a una notte di verità necessarie tra due uomini, due amici che condividono lo stesso desiderio di vita e
l’identico presagio di morte, una notte in cui dirsi le cose a lungo taciute, confessarsi rabbie, allegrie, paure, come
quella di morire, perché no?, sapendo che fuori da quella prigione, da quell’isola, li aspetta una guerra che non hanno
cercato ma che ormai li reclama”. Notte d’importanti percorsi, nella drammaturgia che prende le sue mosse nell’estate
1985, nel carcere di massima sicurezza dell’Asinara, in Sardegna. Qui Falcone e Borsellino erano stati segretamente e
repentinamente “spediti”, nottetempo, per ordine del giudice Caponnetto, per completare l’istruttoria del
maxiprocesso in cui erano impegnati e subito dopo l’omicidio di Ninni Cassarà, capo della squadra mobile di Palermo.
Così, cercando le parole giuste per dire e per immaginare, Fava ha costruito il suo percorso per raccontarci come
trascorsero quella notte i due amici magistrati, mentre “fuori da quella prigione, da quell’isola una guerra li reclama li
aspetta; così la scena si dilata e il nostro sguardo precipita verso altri tempi incontrando le cose che sono poi accadute,
con gli eroi, i servitori dello Stato, il bene da una parte e dall’altra gli assassini, i macellai della mafia, il male, e in mezzo
niente”.

Di Giulio Baffi

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