Lampedusa – Messaggero Veneto 21/07/2017

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  • Data di Pubblicazione 9 Agosto 2017
  • Ultimo aggiornamento 9 Agosto 2017

Lampedusa - Messaggero Veneto 21/07/2017

MESSAGGERO VENETO – 21/07/2017
“Il nostro grido da Lampedusa sarà di speranza”
La pièce con Fabio Troiano questa sera al Ristori
“Il testo non indica soluzioni, reclama attenzioni”

Di Lucia Aviani

Quasi un obbligo morale. Non poteva evitare una riflessione sul dramma delle migrazioni di massa, Mittelfest, festival che per genesi e connaturata vocazione si impernia sull’indagine dei mutamenti dell’affannata Europa: lo farà con Lampedusa, prima nazionale dell’ultimo appassionato lavoro del britannico Anders Lustgarten, affidato nella resa italiana a Fabio Troiano e all’attrice Deniz Özdoğan. La quotidiana e inesauribile tragedia del mare nostrum, già pianto nella rassegna cividalese – nell’anno dell’Acqua- come cimitero di disperati, torna di prepotenza sulla scena ma i toni della rassegnata litania, per imporre, al contrario, quelli della speranza, ultima dea.
“Il teatro, la cultura, devono anche avere una funzione sociale. E chi gode di popolarità ha il dovere di sfruttarla per sensibilizzare la gente su un problema grave e purtroppo, ormai lo si è capito, a lungo termine come quello dei profughi”: così il protagonista, volto più che familiare al grande pubblico e determinato appunto a farla fruttare, la sua notorietà. “Concedetemi una piccola digressione – dice Troiano – “l’Italia ha appena vinto l’oro nel nuoto sincronizzato in una performance dal titolo Grido da Lampedusa. Sono felice che anche il mondo dello sport abbia iniziato a fungere da cassa di risonanza per un fenomeno estremamente doloroso e di enormi proporzioni. È importante parlarne, diffondere consapevolezza, stimolare il superamento di una lettura superficiale o parziale di dinamiche che i cinguettii sui social non aiutano certo a inquadrare adeguatamente. Lustgarten è ipercritico verso la politica, a cominciare da quella britannica, ma l’atto di accusa può valere per qualsiasi Stato: mi viene spontaneo citare l’infinito dibattito nazionale sullo ius soli…”. Il testo di Lampedusa, forte e crudo, non indica soluzioni ma reclama attenzione, l’attenzione di ciascuno, al tema, cerca di smuovere il più possibile le coscienze. Lo fa con due monologhi (quello del personaggio interpretato da Troiano, un lampedusano forzatamente convertitosi da pescatore in pescatore di cadaveri, e di una giovane cinese-britannica che si occupa di recupero crediti) che per quanto scollegati, privi di elementi di contatto, viaggiano su binari paralleli, lanciando identico messaggio: “Importante”, aggiunge l’attore, “perché di fiducia, nonostante tutto”. Storie indipendenti ma allineate, dunque. “Vengono proposte in alternanza, a intreccio – anticipa Fabio Troiano -: entrambi i protagonisti si trovano, a un certo punto, a un bivio e quell’esperienza cambierà radicalmente le rispettive visioni del mondo, l’atteggiamento esistenziale, il rapporto con una determinata situazione”. Essenziale, o per meglio dire scarna, la scenografia: “Volutamente – puntualizza Troiano -. L’idea era di porre in evidenza un unico elemento, centrale e totale, che identificasse il palcoscenico con il Mediterraneo, con la nostra Lampedusa”.

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